La cattolicità secondo Francesco

Il Papa all’udienza generale di questo mercoledì ha proseguito la sua catechesi
sulla Chiesa, soffermandosi a riflettere sulla “cattolicità”. Anzitutto – ha
chiesto – “che cosa significa cattolico? Deriva dal greco ‘kath’olòn’ che vuol
dire ‘secondo il tutto’, la totalità. In che senso questa totalità si applica
alla Chiesa? In che senso noi diciamo che la Chiesa è cattolica? Direi in tre
significati fondamentali”. Innanzitutto – ha detto – “la Chiesa è cattolica perché è lo spazio, la casa in cui ci viene annunciata tutta intera la fede, in cui la salvezza che ci ha portato Cristo viene offerta a tutti. La Chiesa ci fa incontrare la misericordia di Dio che ci trasforma perché in essa è
presente Gesù Cristo, che le dona la vera confessione di fede, la pienezza della
vita sacramentale, l’autenticità del ministero ordinato. Nella Chiesa ognuno di
noi trova quanto è necessario per credere, per vivere da cristiani, per
diventare santi, per camminare in ogni luogo e in ogni epoca”.
“Per portare un esempio – ha proseguito – possiamo dire che è come nella vita di famiglia; in famiglia a ciascuno di noi è donato tutto ciò che ci permette di crescere, di
maturare, di vivere. Non si può crescere da soli, non si può camminare da soli,
isolandosi, ma si cammina e si cresce in una comunità, in una famiglia. E così
la Chiesa, è così. Nella Chiesa noi possiamo ascoltare la Parola di Dio, sicuri
che è il messaggio che il Signore ci ha donato; nella Chiesa possiamo incontrare
il Signore nei Sacramenti che sono le finestre aperte attraverso le quali ci
viene data la luce di Dio, dei ruscelli ai quali attingiamo la vita stessa di
Dio; nella Chiesa impariamo a vivere la comunione, l’amore che viene da Dio.
Ciascuno di noi può chiedersi oggi: come vivo io nella Chiesa? Quando io vado in
chiesa, è come se io fossi allo stadio, a una partita di calcio? E’ come se
fossi al cinema? No! E’ un’altra cosa! Come vado io, in chiesa? Come accolgo i
doni che mi offre, per crescere, per maturare come cristiano? Partecipo alla
vita di comunità o vado in chiesa e mi chiudo nei miei problemi, isolandomi
dagli altri? In questo primo senso, la Chiesa è cattolica perché è la casa di
tutti: tutti sono figli della Chiesa e tutti sono in quella casa”.

C’è poi un secondo significato: “la Chiesa – ha detto – è cattolica perché è
universale, è sparsa in ogni parte del mondo e annuncia il Vangelo ad ogni uomo
e ad ogni donna. La Chiesa non è un gruppo di élite, non riguarda solo alcuni.
La Chiesa non ha chiusure, è inviata alla totalità delle persone, alla totalità
del genere umano. E l’unica Chiesa è presente anche nelle più piccole parti di
essa. Ognuno può dire: nella mia parrocchia è presente la Chiesa cattolica,
perché anch’essa è parte della Chiesa universale, anch’essa ha la pienezza dei
doni di Cristo, la fede, i Sacramenti, il ministero; è in comunione con il
Vescovo, con il Papa ed è aperta a tutti, senza distinzioni. La Chiesa non è
solo all’ombra del nostro campanile, ma abbraccia una vastità di genti, di
popoli che professano la stessa fede, si nutrono della stessa Eucaristia, sono
serviti dagli stessi Pastori. Sentirci in comunione con tutte le Chiese, con
tutte le comunità cattoliche piccole o grandi del mondo! E’ bello, quello! E poi
sentire che tutti siamo in missione, piccole o grandi comunità, tutti dobbiamo
aprire le nostre porte ed uscire per il Vangelo. Chiediamoci allora: che cosa
faccio io per comunicare agli altri la gioia di incontrare il Signore, la gioia
di appartenere alla Chiesa? Annunciare e testimoniare la fede non è un affare di
pochi, riguarda anche me, te, ciascuno di noi!”.

Infine, c’è un terzo significato: “la Chiesa – ha osservato – è cattolica, perché è la “Casa
dell’armonia” dove unità e diversità sanno coniugarsi insieme per essere
ricchezza. Pensiamo all’immagine della sinfonia, che vuol dire accordo e
armonia, diversi strumenti suonano insieme; ognuno mantiene il suo timbro
inconfondibile e le caratteristiche di suono si accordano su qualcosa di comune.
Poi c’è chi guida, il direttore, e nella sinfonia che viene eseguita tutti
suonano insieme in “armonia”, ma non viene cancellato il timbro di ogni
strumento, la peculiarità di ciascuno, anzi è valorizzato al massimo! E’ una
bella immagine che ci dice che la Chiesa è come una grande orchestra in cui c’è
varietà: non siamo tutti uguali, e non dobbiamo essere tutti uguali. Tutti siamo
diversi, differenti, ognuno con le proprie qualità e questo è il bello della
Chiesa: ognuno porta il suo, quello che Dio gli ha dato, per arricchire gli
altri. E tra le componenti c’è questa diversità, ma è una diversità che non
entra in conflitto, non si contrappone; è una varietà che si lascia fondere in
armonia dallo Spirito Santo; è Lui il vero “Maestro”, è e Lui stesso è
l’armonia. E qui chiediamoci: nelle nostre comunità viviamo l’armonia, o
litighiamo fra noi? Nella mia comunità parrocchiale, nel mio movimento, dove io
sono nella Chiesa? Ci sono chiacchiere? E, se ci sono chiacchiere, non c’è
armonia: è lotta. E questa non è la Chiesa: la Chiesa è l’armonia di tutti. Mai
chiacchierare l’uno contro l’altro, mai litigare. Accettiamo l’altro, accettiamo
che vi sia una giusta varietà” e che possiamo pensare in modi diversi?

E il Papa ha aggiunto: “Ma, nella stessa fede si può pensare così! O tendiamo ad
uniformare tutto? Ma, l’uniformità uccide la vita. La vita della Chiesa è
varietà, e quando vogliamo mettere questa uniformità a tutti, uccidiamo i doni
dello Spirito Santo! Preghiamo lo Spirito Santo, che è proprio l’autore di
questa unità nella varietà, di questa armonia, perché ci renda sempre più
“cattolici”, cioè in questa Chiesa che è cattolica e universale!
Grazie”.

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