Sacramenti

Cenni teologici

Il Battesimo
Il Battesimo (dal greco baptìzo, immergo) è il sacramento che, immergendoci nel mistero pasquale, ci fa morire al peccato e rinascere nella nuova vita della grazia. Il Battesimo “fa” il cristiano, aprendo la porta a tutte le altre fonti di santificazione sacramentale che lo presuppongono e lo richiedono; fonda la vita cristiana e contiene in germe tutti i suoi sviluppi futuri. Esso ci rende figli adottivi di Dio, fratelli di Gesù Cristo, membra del suo corpo mistico, templi vivi dello Spirito Santo. Il battesimo cancella il peccato originale, ecco il motivo per cui la Chiesa lo amministra ai bambini. Negli adulti esso cancella anche tutti i peccati attuali.
La cancellazione del peccato originale coincide con l’infusione della grazia, poiché il peccato originale altro non è che la privazione della grazia.Il carattere battesimale incorpora il battezzato a Cristo e quindi al suo corpo mistico (la Chiesa). Il Battesimo segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile come appartenente a Cristo. Tale sigillo non viene cancellato dal peccato, per quanto questo impedisca al Battesimo di potare i frutti della salvezza. Il carattere battesimale rende inoltre capaci di ricevere tutti gli altri sacramenti, i quali senza di esso sarebbero invalidi.Il Battesimo è necessario per salvezza, anche se (come si disse sopra) questo può essere anche di sangue e di desiderio, oltre che d’acqua.Il ministro del battesimo è generalmente un presbitero o un diacono. In caso di emergenza, però, chiunque può battezzare, purché lo faccia con l’intenzione di fare quanto fa la Chiesa. Attualmente, il rito del Battesimo dei bambini si articola in quattro momenti: accoglienza, liturgia della parola, liturgia del sacramento, conclusione. L’accoglienza è fatta ai genitori e ai padrini che presentano i bambini per il Battesimo e si assumono l’impegno di educarli alla fede (per questo si dice che il Battesimo viene amministrato ai bambini nella fede dei genitori e della Chiesa tutta). La parola di Dio è proposta in buon numero di testi, dove sono presenti i grandi temi della nuova nascita, della vita di Cristo in noi, dell’appartenenza alla Chiesa. Dopo la preghiera e l’unzione con l’olio dei catecumeni, segue il rito battesimale vero e proprio. Si benedice l’acqua, si rinuncia al male e si recita la professione di fede nella Trinità. Il nuovo rito rivaluta il gesto dell’immersione, che è senza dubbio il più espressivo, ma il gesto più comune è quello dell’infusione dell’acqua. Il celebrante versa tre volte l’acqua sul capo del battezzando, pronunciando le parole: “Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Seguono l’unzione con il Crisma (a significare la nuova dignità di cristiano), la vestizione con l’abito bianco (simbolo di immortalità ed incorruttibilità), la consegna della luce (il cristiano è un “illuminato”). Il rito termina con la recita della preghiera del Signore e la benedizione.

La Cresima
La Cresima, o Confermazione, è il sacramento che ci rende cristiani completi, che ci fa entrare nell’età adulta da un punto di vista spirituale. In essa il battezzato riceve il dono dello Spirito Santo, che nella Pentecoste fu mandato dal Signore risorto sugli apostoli (At 2).Il rito della Cresima consiste nell’ungere a forma di croce la fronte del cresimando con il sacro Crisma (olio profumato), pronunciando le parole: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”. Il Crisma ha una simbologia molto ricca. L’olio rappresenta l’unzione dello Spirito Santo. Gesù stesso fu detto Cristo per via dello Spirito Santo abitante in lui nella pienezza. All’olio viene aggiunto del profumo per via del fatto che nella Cresima lo Spirito Santo è dato in vista della testimonianza, in ragione della quale noi dobbiamo essere “il buon profumo di Cristo” (2 Cor 2,15). La Cresima, in genere, viene amministrata dal Vescovo, poiché questo è il sacramento della perfezione cristiana ed è quindi assai conveniente che sia il Vescovo il suo ministro, in quanto possiede la pienezza del potere sacramentale. In caso di necessità, però, la Confermazione può anche essere amministrata da un presbitero su mandato del Vescovo. Infatti, il Crisma deve essere sempre consacrato dal Vescovo, per cui questi rimane sempre il ministro “originario” del sacramento.La Cresima ci radica in maniera più profonda nella filiazione divina, ci incorpora più saldamente a Cristo, rende più forte il nostro legame con la Chiesa, associandoci in maniera più stretta alla sua missione ed aiutandoci a testimoniare con più fortezza la nostra fede cristiana con le parole e le opere. Imprimendo il carattere, possiamo dire che ci rende perfetti cristiani, cioè cristiani adulti.

L’Eucarestia
L’Eucaristia (che letteralmente significa “azione di grazie”, “ringraziamento”) è il sacramento che sotto le specie o apparenze del pane e del vino contiene realmente il corpo ed il sangue di Cristo. L’Eucaristia, in sé, non è soltanto un sacramento, ma è anche un sacrificio (e da questo punto di vista viene più comunemente chiamata Santa Messa). Il sacramento è qualcosa che ci viene donato, il sacrificio è qualcosa che viene offerto a Dio. Nell’Eucaristia intesa come sacramento il Signore si dona a noi per riempirci con la sua grazia, nell’Eucaristia intesa come sacrificio si rinnova la sua offerta al Padre per la nostra salvezza. Lo scopo principale dell’Eucaristia come sacramento è la santificazione dell’uomo, quello dell’Eucaristia come sacrificio è la glorificazione di Dio. Come sacramento, poi, l’Eucaristia è una realtà permanente (Santissimo Sacramento), mentre come sacrificio è una realtà transuente (la quale si realizza durante la Santa Messa).
Si è già detto sopra che l’Eucaristia è un sacramento particolare. Infatti, mentre l’effetto delle parole negli altri sacramenti è qualcosa che riguarda l’anima di chi li riceve, nell’Eucaristia è un qualcosa che riguarda la materia stessa del pane e del vino, che diventano il vero corpo ed il vero sangue di Cristo, il quale è in essa realmente presente nella sua realtà fisica e sostanziale (così come è presente nella sua divinità). E’ questa una verità che è sempre stata affermata con incrollabile fermezza dalla Chiesa.
In forza delle parole della consacrazione, nell’ostia e nel contenuto del calice si fa presente direttamente la sostanza del corpo e del sangue di Cristo, mentre tutti gli altri aspetti (dimensione, peso, colore, ecc) del corpo e del sangue sono presenti per concomitanza. La transustanziazione (così viene chiamata la trasformazione, mediante la consacrazione, del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore) lascia infatti immutato l’aspetto esteriore del pane e del vino. Ecco spiegato come tutto Cristo, con tutta la sua realtà corporea, possa essere veramente presente anche in un piccolo frammento di ostia. La presenza reale del corpo e del sangue nelle specie eucaristiche perdura fino al perdurare di queste, fino cioè a quando queste conservano le apparenze del pane e del vino. Ecco perché noi adoriamo il Santissimo Sacramento presente nel tabernacolo.
Essendo data sotto forma di cibo, l’Eucaristia ha come effetto quello di nutrire l’anima e, visto che l’anima si può nutrire solo della grazia di Dio, di accrescere la grazia santificante. Inoltre, il cibarsi indica che ciò che viene santificato diventa una cosa con noi. Nell’Eucaristia avviene qualcosa di simile, seppure in modo opposto a ciò che avviene con i normali alimenti. Gli alimenti normali, infatti, si trasformano nei tessuti del nostro corpo, nel caso dell’Eucaristia, invece, siamo noi che veniamo assimilati a Cristo, trasformandoci in ciò che mangiamo. Ecco dunque che questo sacramento completa quell’incorporazione a Cristo iniziata nel Battesimo (1 Cor 10,16 s.).
Dal punto di vista dell’Eucaristia come sacrificio, possiamo dire che questa è lo stesso sacrificio della Croce reso presente sull’altare, anche se Gesù non viene nuovamente crocifisso. Ciò è reso possibile dal fatto che nell’Eucaristia si moltiplica la presenza senza che si moltiplichi la realtà. Infatti, l’unico corpo del Signore che è in Cielo è anche presente, senza moltiplicarsi, in tutte le ostie consacrate. Così, analogamente, il sacrificio della croce viene nuovamente offerto senza che in se stesso venga moltiplicato.
Gesù risorto, seduto alla destra de Padre, conserva quell’atteggiamento di offerta interiore che aveva quanto si immolava sulla Croce. Ciò non basta però perché si possa dire che egli offre un sacrificio: il sacrificio, infatti, comporta un’offerta esteriore che manifesti quella interiore. Quando Gesù morì sulla croce la sua offerta interiore divenne manifesta grazie alla sua morte fisica, accettata per amore. Quando celebriamo la Messa, invece, quella stessa offerta interiore viene manifestata nel segno sacramentale della consacrazione del pane e del vino, la quale rappresenta, in qualità di memoriale, la morte di Gesù avvenuta una sola volta per tutte. Ecco perché tanto la morte sulla Croce che la Messa sono un sacrificio, dato che vi è l’unione dell’offerta interiore con un segno esteriore, e sono sostanzialmente lo stesso sacrificio, dato che è l’offerta interiore, per così dire, l’anima del sacrificio. Ed ecco perché possiamo dire che è Cristo il vero celebrante della Messa, offrendo il sacrificio servendosi dei suoi ministri.
Durante la Messa, il sacerdote consacra l’Eucaristia, pronunciando le parole a nome di Gesù. Una volta che la vittima divina è stata resa presente sull’altare, tutti i fedeli presenti si uniscono al celebrante e concorrono con lui nell’offrirla al Padre.
Il sacrifico eucaristico è un sacrificio di adorazione e di lode, di ringraziamento, di riparazione dei peccati e di impetrazione di grazie. Esso viene offerto per i vivi e per i defunti. Oltre al frutto “generale”, che riguarda la Chiesa e tutto il mondo, la Santa Messa ha anche un frutto “specialissimo” riguardante coloro che vi partecipano (il celebrante ed i fedeli), in più può avere un frutto “speciale” per coloro per cui viene fatta celebrare.

La Confessione
La Confessione, o Riconciliazione, o Penitenza, è il sacramento che mediante l’assoluzione del sacerdote conferisce il perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo a chi, sinceramente pentito, li confessa e accetta di compiere quegli atti imposti dal confessore. Il fondamento di questo sacramento si può ritrovare nel potere di rimettere e ritenere i peccati (Gv 20,23) e di legare e sciogliere (Mt 18,18) dato da Cristo ai suoi apostoli.La Chiesa ha il potere di assolvere tutti i peccati, non importa quale sia la loro gravità.La vita cristiana è vita di conversione. E il sacramento della Penitenza, vissuto con pienezza ed intensità, costituisce il traguardo di un cammino di fede e di conversione; è il segno mediante cui chi ha accolto l’annuncio salvifico della parola di Dio, mosso dallo Spirito Santo, riconoscendosi peccatore e perciò bisognoso della misericordia divina ritorna a Dio chiedendogli il perdono in modo da poter celebrare con i confratelli la riconciliazione. L’intima conversione del cuore viene espressa dal peccatore mediante la confessione fatta a Dio ed alla Chiesa, e con la debita soddisfazione e l’emendamento della vita.Costitutivi del sacramento sono quindi gli atti del penitente (la contrizione, la confessione e la soddisfazione) e l’assoluzione da parte del ministro. Il ministro del sacramento della Penitenza deve essere un Presbitero.La Penitenza è un sacramento di assoluta necessità per chi abbia commesso dei peccati gravi dopo il Battesimo. Non esiste, infatti, una forma di perdono extrasacramentale. Anche i peccati di chi, ad esempio, muoia senza aver potuto confessarsi saranno rimessi nella misura in cui, se avesse potuto accostarsi in vita al sacramento della Penitenza, questi lo avrebbe fatto.La confessione dei peccati deve avere alcune caratteristiche: deve essere semplice, umile, pura nelle intenzione, segreta, discreta, sincera, orale, dolorosa, disposta all’obbedienza. Deve esprimersi in modo ecclesiale perché il pentimento sia veramente e totalmente umano e cristiano. E’ necessario confessare ad uno ad uno tutti i peccati mortali dei quali ci si ricordi commessi dopo l’ultima confessione valida. La Chiesa raccomanda la confessione anche dei peccati veniali, anche se questa non è necessaria, poiché tali peccati non sono in grado di farci perdere la grazia santificante. I peccati dimenticati, se ricordati in un secondo momento, dovranno essere confessati la volta successiva.Nel linguaggio comune, per Penitenza si intende solitamente il terzo atto richiesto dal sacramento in oggetto: la soddisfazione. La vera conversione è piena e completa per mezzo della soddisfazione delle colpe commesse, l’emendamento della vita e la riparazione dei danni causati. Infatti, l’accettazione di opere penitenziali come riparazione dei peccati è segno e manifestazione che il cristiano si è distaccato dal proprio peccato. In caso contrario, verrebbe a mancare una parte importante della manifestazione ecclesiale della conversione interiore, che include l’impegno a correggere e distruggere il peccato, e a lottare per liberarsene. Attraverso l’atto riparatore, il penitente può prendere coscienza dell’ingiustizia perpetrata nei confronti di Dio, delle creature e del creato. E con cuore rinnovato dovrebbe cercare di rinnovare se steso e il proprio ambiente, collaborando meglio con gli uomini di buona volontà e rendendo testimonianza di carità, di giustizia, di prudenza e di fortezza.Il senso profondo dell’assoluzione che il ministro pronuncia è quello di accogliere il fratello, in nome di Dio che lo perdona, e decidere la sua riammissione nella Chiesa. Ovviamente, l’assoluzione non può essere impartita se sono assenti una o più delle altre tre componenti del sacramento della Penitenza e quindi il sacramento si presenti “materialmente” difettoso.

L’Unzione degli infermi L’Unzione degli infermi è il sacramento in cui, per tramite dell’olio consacrato e la preghiera del sacerdote, viene concessa al malato la grazia che corrisponde al suo particolare stato di debolezza e di prova, il bene dell’anima e, talvolta, persino del corpo (Gc 5,14). Gli effetti di questo sacramento si distinguono in specifici ed occasionali. Un effetto specifico è l’abolizione dell’eredità del peccato, la quale risulta aggravata dalla malattia. L’altro effetto specifico è il rinvigorimento spirituale, fino a far sì che il malato possa arrivare a trarre un vantaggio soprannaturale dalla sua malattia. Gli effetti occasionali, invece, sono la remissione dei peccati (se il malato non l’ha potuta ottenere per tramite de sacramento della Penitenza) e la guarigione fisica, qualora questa sia in qualche modo utile ai fini della salvezza eterna del malato. L’Unzione degli infermi è il sacramento della santificazione della malattia, in quanto unisce il malato a Gesù sofferente che espia i peccati del mondo. Per ricevere questo sacramento è necessario versare in una situazione di pericolo, dovuta alla malattia o alla vecchiaia. Inoltre, in quanto si tratta di un sacramento dei vivi, è necessario che chi lo riceve sia nello stato di grazia e, possibilmente, che sia cosciente (per poter beneficiare pienamente degli effetti del sacramento).

L’Ordine sacro
Il sacramento dell’Ordine è quello che, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera del Vescovo, conferisce un potere spirituale stabilito da Cristo nella Chiesa, e la grazia necessaria al fine di poterlo esercitare in modo degno e gradito al Signore.
L’origine di questo sacramento si può trovare nel fatto che Gesù conferì dei poteri particolari ai suoi apostoli, i quali poi, mediante l’imposizione delle mani, li trasmisero ai loro successori.La pienezza del potere conferito dall’Ordine risiede quindi nei Vescovi, quali successori degli apostoli, e solo parzialmente nei Presbiteri e nei Diaconi. Anche il sacramento dell’Ordine imprime un carattere particolare, il quale consiste nel fatto di rendere conformi a Cristo, facendo partecipare al suo sacerdozio. Tutti i battezzati partecipano al sacerdozio di Cristo, ma, mentre il carattere battesimale ci rende a questo partecipi in quanto membri del corpo mistico del Figlio di Dio (sacerdozio comune), il carattere dell’Ordine (tranne che per i Diaconi, i quali sono ordinati in vista del ministero e non del sacerdozio) rende partecipi del sacerdozio di Cristo in quanto Egli è il Capo della Chiesa (sacerdozio ministeriale). Ecco il motivo per cui il sacerdozio ministeriale non può essere conferito alle donne: una donna, infatti, non potrebbe rappresentare adeguatamente Cristo Capo e Sposo della Chiesa che si pone di fronte alla Chiesa sua Sposa.

Il Matrimonio
L’alleanza matrimoniale, mediante la quale un uomo e una donna costituiscono fra loro un’intima comunione di vita e di amore, è stata fondata e dotata di leggi proprie dal Creatore. Per sua natura è ordinata al bene dei coniugi così come alla generazione e all’educazione della prole.
Tra i battezzati è stata elevata da Cristo alla dignità di sacramento.
I ministri del Matrimonio sono gli stessi sposi. Il sacerdote che celebra il Matrimonio, infatti, non conferisce il sacramento, ma è solo un testimone qualificato del mutuo consenso degli sposi. Il Matrimonio dona agli sposi la grazia di amarsi con l’amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa.

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